Viaggio nella Sicilia Sud-Orientale: Catania e Siracusa

Che bello partire a giugno! Quest’anno ce l’abbiamo fatta: Fabio ha preso ferie dal 23 giugno al 2 luglio e mi ha proposto un giro della Sicilia Sud Orientale. Abbiamo acquistato il volo RyanAir Pisa-Catania-Pisa per tre e ho iniziato a studiare le tappe dell’itinerario in super-anticipo (tre mesi prima). Quanti luoghi affascinanti abbiamo scoperto, girando come zingari una notte qua e due là! Ma andiamo con ordine…

Sabato 23 giugno da Pisa a Catania

Avendo programmato per tempo il nostro viaggio, memori dei voli salatissimi trovati all’ultimo l’anno scorso per Bilbao (qui i post) e per la Slovenia (qui i post), siamo riusciti a trovare volo andata e ritorno Pisa-Catania per tre a circa 320euro tutto incluso con RyanAir. Partenza alle 16.00 dall’aeroporto di Pisa, dove ci accompagna la nonna, e arrivo due ore dopo (mezz’ora di ritardo) con atterraggio alle 18.00. Il tempo di ritirare bagagli e prendere l’auto a noleggio e, dopo aver percorso alcune strade in quartieri improbabili di Catania (incrociamo persino delle bighe trainate da cavalli tipiche delle corse clandestine), arriviamo al Bed & Breakfast La Foresteria dove ci aspetta il gentilissimo signor Francesco.

La Foresteria è un Boutique B&B, collocato accanto a una strana roccia in una zona defilata ma non troppo distante dal centro (noi siamo dei gran camminatori). All’apertura del cancello, si palesa ai nostri occhi un gioiellino che non t’aspetti, decisamente più bello di come appare nelle foto del sito e dei portali: un cortile che sa di Sicilia, ricco di fiori colorati e di piante di fichi d’india. La camera, di dimensione ridotta, a causa del letto aggiunto per Franci, è pulita e arredata con gusto, con pezzi di design e oggetti di modernariato. Aria condizionata, televisione, un bagnetto nuovo e pulito, acqua e frutta ti fanno sentire a casa. Il signor Francesco, con gentilezza e pazienza, dotato di piantina di Catania, ci spiega come arrivare nei diversi luoghi, ristoranti e attrazioni, che abbiamo poco tempo per visitare, durante questa tappa.

Dopo aver parcheggiato per scrupolo l’auto a noleggio nel garage custodito (cosa che non faremo al ritorno), ci avviamo a piedi verso La Cucina dei Colori, ristorante vegetariano con brio che ho prenotato per cena dopo aver visto le foto sul canale instagram della mia amica Madga Masano, conosciuta quando era Vendor di MakeTank. Entriamo anche nel suo concept store, a pochi passi dal ristorante, con i suoi manufatti in pietra lavica dell’Etna, realizzati con le macchine industriali di lavorazione del marmo dell’azienda di famiglia unite al tocco artigianale della decorazione a mano. E trovo anche Magda in persona (ci scattiamo una foto insieme, dopo tanti anni!). Chiediamo del nostro tavolo prenotato tempo fa via Messenger ma la prenotazione non risulta (eppure avevo ricevuto risposta!)… per fortuna c’è un tavolino esterno occupato da un solo commensale dove ci sediamo anche noi (è un ricercatore svizzero a Catania per un progetto Horizon2020 legato all’agricoltura). Ordiniamo dei piatti misti di tre e quattro portate, tutte pietanze vegetariane della tradizione siciliana ben preparate, dalla caponata all’arancino (a Catania si dice ‘arancino’, a Palermo ‘arancina’), riso venere oppure paccheri, panelle, zucchine trifolate, ecc. accompagnate da due birre artigianali locali. Per concludere, due eccellenti e indimenticabili dessert: gelo di ciliegie e torta a crudo al cioccolato, i migliori in assoluto del nostro viaggio in Sicilia. Il conto totale è di 52euro, prezzo onesto per quel che abbiamo mangiato. In via San Michele ci colpiscono gli stencil dello streetartist Demetrio Di Grado che ha realizzato, pochi giorni prima, un grande murale nella sala interna del ristorante.

Dopo cena continuiamo la passeggiata di Catania in notturna arrivando sino a piazza Duomo con la Fontana dell’Elefante, al mercato del pesce per poi risalire dalla scalinata Alessi con lo stranissimo locale Nievski e tornare indietro verso il B&B con tappa gelato in una pasticceria di passaggio.

Domenica 24 giugno da Catania a Siracusa

Crolliamo dal sonno e, al risveglio, facciamo colazione nella sala al pianoterra del villino. Francesco e la moglie ci fanno assaggiare tantissime delizie salate (affettati, formaggi, pomodori secchi sott’olio, ecc.) e dolci (cornetti alla crema di giornata) inclusa una degustazione di tre granite (gelsi, cioccolato e caffè) con brioche: deliziosa! Avevo mandato per mail al signor Giuseppe le tappe nel nostro viaggio e, gentilmente, ci dà un foglietto dove ha annotato tappa dopo tappa ristoranti, pasticcerie, negozi, attrazioni, ecc. da non perdere! Secondo lui il nostro viaggio poteva essere comodamente spezzato in sole tre tappe: Catania – Noto – Scicli/Modica

Facciamo check-out e partiamo alla volta di Siracusa. Il Bed and Breakfast di charme Palazzo del Sale che ho scelto per pernottare due notti in questa città è nell’isola di Ortigia, davanti al quale, causa vicoli strettissimi e parcheggi pieni, è un po’ difficoltoso arrivare. Finalmente lo individuiamo e Giovanni, il ragazzo napoletano che lo gestisce, porta con la sua Smart Fabio a parcheggiare dopo aver scaricare i bagagli davanti all’hotel, mentre io e Franci ci accomodiamo nella bella ed ampia camera con soppalco che ci è stata riservata. Il decoro interno è davvero originale con pareti a colori pastello ed elementi di recupero, un bagno modernamente ristrutturato e tanta luminosità con affaccio su un vicolo silenzioso di Ortigia. Lasciamo i bagagli e decidiamo di avviarci subito a piedi verso gli scavi dell’Antica Grecia, attraversando tutta l’isoletta e parte della nuova Siracusa.

Il Parco Archeologico della Neapolis di Siracusa è un’area ricca di reperti di più epoche, tra le più importanti non solo della Sicilia ma anche del Mediterraneo. Acquistiamo i biglietti (10€ intero, 5€ ridotto) e prendiamo le audio-guide per visitare l’ampia area che vede sulla sinistra l’Ara di Ierone, un enorme altare dedicato (probabilmente) a Zeus prima di arrivare all’incredibile Teatro Greco di Siracusa, la cui costruzione è iniziata nel V secolo a.C. sulle pendici del colle Temenite, poi ricostruito nel III secolo a.C. e ristrutturato in epoca romana. Con la cavea di quasi 140 metri di diametro e 67 ordini di gradini, ricavati da roccia viva e divisi in 9 settori, era uno dei più grandi del mondo greco e ospitò la prima de “I Persiani” di Eschilo. Molti degli scalini al momento della nostra visita avevano una copertura di protezione per via delle rappresentazioni delle tragedie greche in atto e questo ha fatto perdere molto del fascino dell’antico teatro (anche se è molto bello che ancora sia utilizzato dopo millenni!). Sul colle Temenide, invece, abbiamo raggiunto la Grotta del Ninfeo e la Via dei Sepolcri, una strada di circa 150 metri con edicole votive scavate lungo il tragitto per praticare il culto degli dei. Scendendo dal colle arriviamo alle Latomie, nome greco che indica cave da cui si estraeva la pietra poi usate come prigioni. La più maestosa è la Latomia del Paradiso che raggiunge la profondità di 45 metri in cui si aprono le cavità dell’Orecchio di Dionisio, la Grotta dei Cordari e la Grotta del Salnitro. L’Orecchio di Dionisio è alta 20 metri all’ingresso e raggiunge i 35 metri all’interno. Così la battezzò il Caravaggio rifacendosi alla storia che legava il tiranno Dionisio I di Siracusa che udiva in segreto quello che i prigionieri si dicevano nella Latomia. Franci vi è entrato girando un video con la sua macchina fotografica ma, sotto sotto, aveva un po’ paura dell’eco e del buio …

Arriviamo al lato della biglietteria per vedere, senza poterci addentrare, l’Anfiteatro romano, in parte scavato nella roccia e in parte realizzato in muratura, costruito a partire dal III secolo d.C. Una tappa in bagno e una alla moderna caffetteria interna al Parco Archeologico, prima di tornare verso Ortigia, passando dall’immancabile e meravigliosa piazza centrale dell’isola di Ortigia. Visitiamo il Duomo internamente e facciamo una doverosa sosta al Gran Caffè del Duomo, uno dei locali storici della città, dove ordino una squisita granita di latte di mandorla. Il nostro tavolino all’aperto si affacciava direttamente davanti alla facciata del Duomo: una vista impagabile!

Purtroppo troviamo già chiusa la Chiesa di Santa Lucia che contiene uno splendido dipinto ad olio del Caravaggio (l’orario d’apertura non concilia molto con quelli di una vacanza estiva: 11.00-16.00). Peccato: tutti avevano detto che era da non perdere! Continuiamo a girare e a perderci nei vicoli di Ortigia, per tornare al nostro B&B dove Fabio riposa un po’ mentre io e Franci ci rilassiamo iniziando a leggere il libro della Pitzorno. Per cena abbiamo prenotato, seguendo il consiglio di Giovanni, da Carnezzeria, uno dei ristoranti con tavoli solo all’aperto della zona del mercato (ci aveva consigliato anche gli attigui La Lisca e DiVino Pesce): il personale è giovane e bello, le pietanze buone, abbondanti e proposte a un prezzo ragionevole. Ordiniamo io caserecce alla siracusana, Franci tagliolini alla carbonara e Fabio caponata di tonno e polpo croccante (che in realtà è fritto). Con una bottiglia di vino biologico e due geli, uno allo aromatizzato allo zenzero e l’altro alla cannella, spendiamo 62euro che, in un luogo così centrale e turistico, ci sta. Tornando al Palazzo del Sale notiamo che il turismo è davvero eccessivo, considerando che siamo ancora a giugno. Fabio ricorda – 15 anni fa – Ortigia come un luogo in cui non c’era assolutamente nulla, anzi, addirittura in alcuni tratti (vedi la Giudecca, quello rimasto un po’ meno battuto dai turisti ciabattoni) era addirittura pericoloso addentrarsi. Adesso Ortigia è tutto un susseguirsi di ristoranti, gelaterie, negozi di souvenir e b&b uno dopo l’altro: decisamente artificiale! Termina così la nostra prima giornata in giro per la Sicilia.

Lunedì 25 giugno a Siracusa

Facciamo colazione al Palazzo del Sale dove troviamo un buffet ricco di pizzette salate, marmellate di agrumi, torte fatte in casa e tante altre bontà. Nel tavolo accanto conosciamo una simpaticissima avvocatessa di Londra che somiglia ad Amy Winehouse e chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera con noi … Purtroppo, ahimè, piove e la gita prevista a Cava Grande, il canyon con i laghetti in cui fare il bagno, è saltata (non è tanto sicuro addentrarsi con la pioggia)!

Cercando su Tripadvisor tra le attrazioni più gradite, ho trovato la visita con degustazione alle Cantine Pupillo in una contrada nei pressi di Siracusa sulla via di Catania. Dopo aver prenotato telefonicamente, alle 11.30 troviamo Sebastiano ad accompagnarci in giro per i fabbricati storici del podere (il baglio federiciano, il baglio dei ricordi, il giardino storico e l’antico palmento settecentesco) e a raccontarci tutti i dettagli della storia del luogo. Nel 1909 il bisnonno di Sebastiano acquista la proprietà con la torretta che ricostruisce negli anni 40/50 in modo conforme alla struttura originale; nella tenuta è presente una torre più piccola e più antica, forse di origine araba. Nel giardino, in cui si era svolta una festa la sera prima, sono presenti delle piante esotiche esclusive provenienti da Africa, Asia e Sud America tra cui un mastodontico Ficus Australiano, grande persino per gli standard locali, sicuramente tra i più grandi d’Europa. Si trattava di un vero e proprio villaggio autonomo, in cui i contadini producevano tutto quello che serviva loro (vino, olio, pane, ecc.); a seguire diventò un convento di suore che gestivano una scuola per la comunità rurale residente, dispersa nel dopoguerra in cui non rimase più nessuno (i figli dei contadini non avevano più voglia di vivere in campagna), tranne i suoi nonni (e adesso i nipoti, da borghesi al ritorno alla terra per scelta). La vecchia cantina è stata mantenuta a fini storici (ha prodotto vino dal 1909 sino agli anni ’70) mentre la degustazione ha luogo nella cantina nuova, realizzata dal padre che ha acquistato negli anni 80 col desiderio di ripiantare vigneti storici tra cui il Nero d’Avola e il Moscato di Siracusa: purtroppo le piante autoctone erano morte e sono state importate dal Piemonte. Alcuni reperti rinvenuti e lasciati nel bell’edificio, un’antica villa romana, indicano l’antica produzione di olio e vino, importata dal re Pollio, tiranno di Siracusa proveniente dalla Tracia (fonti incerte); la scultura di un trancio di vite di epoca romana è stata lasciata nella tenuta per scarse risorse economiche del Museo di Siracusa. Attorno doveva esserci un bosco sacro (il Santuario non è mai stato trovato pur scavando), circondato da mura ciclopiche poi utilizzate per costruire palazzi di Siracusa e il bosco per scopi agricoli. Sotto il Castello c’è una cisterna sotterranea che porta acqua da un fiume artificiale sotterraneo che irriga per 40 km (i romani sono sempre stati dei draghi nelle opere di ingegneria idraulica!). E qui l’irrigazione è fondamentale, dato il caldo incredibile tale che imponeva di produrre e bere velocemente il vino a settembre, prima che andasse a male (non esistevano frigoriferi sino a qualche decennio fa). Il vantaggio è che in Sicilia il vino, ottenuto dall’uva con i piedi in grandi vasche in pietra, fermenta velocemente e naturalmente e veniva poi posto sottoterra per cercare di attutire il caldo africano (al contrario che in Francia dove invecchiava lentamente in botti di legno). Sebastiano ricorda ancora l’ultima produzione nella vecchia cantina negli anni ’60: era bambino e non poteva entrare nella vecchia cantina per l’aria irrespirabile (adesso vengono usati potenti e sofisticati impianti di refrigerazione).

Inizia la degustazione per noi e per la famiglia russa che ha partecipato alla mattinata di visita con noi. Si parte da una bottiglia di Cyane, prodotto con uve Moscato bianco in purezza provenienti dalle splendide vigne della Targia. Uno strano caso di profumo dolce per un vino secco (il nonno ha deciso di ribaltare il disciplinare esistente, relativo al vino dolce, per questa tipologia creando l’innovativo analogo secco). Si passa poi al classico di queste zone, il Nero d’Avola Re Federico, dal gusto giovane, fresco ed estivo (in zona i ristoranti rimangono chiusi d’inverno), adatto anche per accompagnare pesce. Il tocco femminile si sente in cantina perchè è curata dalla sorella. Si passa al vino demisec Pollio, moscato bianco nella sua versione più autentica ed elegante, finemente abboccato, per il quale il nonno ha dovuto lottare col disciplinare della Regione Sicilia che considerava il vino troppo chiaro. Il vitigno è il medesimo del Cyane ma il vino è lavorato diversamente, bloccando la fermentazione refrigerando al momento giusto (in Italia è vietato bloccare la fermentazione aggiungendo zuccheri, acqua o altro). I tre vini sono stati abbinati a piatti semplici della tradizione contadina: salumi e formaggi locali, pane di tumminia con olio d’oliva, “impanate” e “vota vota” di verdure e ricotta, olive, insalata e conclusa da cannoli con ricotta di giornata e ciliegie appena colte dall’orto. Cantine Pupillo produce anche un passito ogni 4/5 anni riservando un’area dedicata nel vigneto.  La mattinata è passata in fretta e alle 14.00 torniamo a Ortigia allegri per il buon vino, i bei racconti e il cibo e alleggeriti di 80euro (e abbiamo evitato di acquistare i vini dato il sovrapprezzo di 20€ previsto per le spedizioni in continente).

Nel pomeriggio prenotiamo uno spettacolo di Pupi Siciliani al costo di 10€ ad adulto e la metà per Franci. In un caratteristico teatrino nel quartiere della Giudecca ad Ortigia abbiamo visto la spiritosa e avventurosa storia del cavaliere Rinaldo che sconfigge il drago e, soprattutto, sfugge a Ginevra, innamorata di lui. Franci si è molto divertito! Dopo lo spettacolo decido di passare da Impact Hub Siracusa che trovo, ahimè, completamente vuoto tranne due nomad che non sanno raccontarmi niente del luogo. Che delusione!

La sera prenotiamo la cena a Le Vin de l’Assassin, un ristorante franco-siciliano con tocco jap consigliatoci da più persone: sia amici che Sebastiano delle Cantine Pupillo. Il ristorante è carino ma il servizio mediocre e il conto, per la qualità del cibo, salato. Più che fusion notiamo confusion, con servizio lento e approssimato. L’apparecchiatura prevede una tovaglietta di carta e il coperto e l’acqua ci vengono portati dopo mezz’ora. Ordiniamo un Croque Monsieur per Franci, del brie impanato e fritto con marmellata di lamponi per me e un tris di crudo per Fabio. Il vino scelto sulla carta mancava (e ci viene detto dopo) e ci viene suggerito un vino rosato alternativo ma il glacet arriva solo su richiesta. Fabio prende come piatto principale le lasagnette alle melanzane, servite in contenitore caldo monodose. Le trova mollicce ma salvate dalla bontà dei singoli ingredienti. Il mio salmone (ottimo in sé) viene servito con (troppa) salsa di soja e cous cous con menta e verdura. Tanti e confusi richiami a continenti diversi senza un filo logico… Per concludere arrivano il conto di 90euro e le scuse delle simpatiche ragazze per la loro lentezza nel servizio. Esperimento fallito per noi, probabilmente gradito ai milanesi, visti i complimenti e le recensioni, abituati a spendere tanto e a mangiar male… Ci siamo pentiti di non aver prenotato negli altri ristoranti consigliati: il classico Regina Lucia in piazza Duomo con pesce cucinato in modo eccellente oppure fuori Ortigia l’originale L’Officina, dagli abbinamenti contemporanei.

Dopo cena facciamo una passeggiata e, chi incontriamo per caso? La famiglia Martinez al completo: Marta, Paolo e la piccola Margaux con cui Franci si mette ad ascoltare musica e a chiacchierare seduti davanti a un bar. E’ l’ultima sera ad Ortigia, sulla quale, no, non ci siamo proprio… Sulla bellezza del luogo non si discute, ma non è un luogo reale: è un luogo finto, per turisti, che vive solo d’estate. Un luogo dove a fare i soldi veri non so quanto siano gli autoctoni: quando l’accento del proprietario del B&B è napoletano e quello del ristorante di moda è milanese, vuol dire che al siracusano non rimane che pulire le camere e servire in tavola. Case un tempo diroccate e viuzze in cui era pericoloso addentrarsi (come Taranto Vecchia) ora sono state adibite a baretti, airbnb, ristorantino, uno dietro l’altro, senza limiti. No, non è il tipo di posto che mi piace visitare. Mi sembra di essere a Disneyland.

Martedì 26 giugno al mare a Fontane Bianche

Nonostante il tempo incerto, decidiamo di andare al mare prima di dirigerci verso Noto. Giovanni ci consiglia la spiaggia servita di Arenella, che considera perfetta per famiglie con bambini. A me ispirava la Riserva del Plemmirio che però è tutta scogli a parte il Varco 23 con delle pedane di legno su cui prendere il sole. Ci dirigiamo, noncuranti di chi cerca di dissuaderci, Fontane Bianche, indicata tra le spiagge più belle della Sicilia, dove lasciamo la macchina nel parcheggio custodito (3€) davanti a Lido Sayonara e noleggiamo ombrellone e 2 lettini per 14€. Nell’insenatura di Fontane Bianche, i siracusani bene negli anni 60 e 70 hanno costruito villini abusivi, poi condonati, che scendono dritti in spiaggia e al mare dall’acqua cristallina, da cui sono separati con un cancellino. Nella medesima insenatura si possono trovare il grande Lido Fontane Bianche con ombrelloni, tende, ristorante e self-service oppure Lido Nuovo dalla parte opposta rispetto a Lido Sayonara ma anche un’estesa, e ugualmente bella, spiaggia libera.

Informazioni pratiche

Catania

Il boutique Bed & Breakfast La Foresteria è in via Ammiraglio Toscano, 6 a Catania (qui il sito). Vi accoglierà il gentilissimo signor Francesco con sua moglie, ospitandovi in una villetta trasformata in B&B, con un delizioso cortile con fiori e fichi d’india. Costo 75euro a notte (inclusa colazione e garage) in camera tripla, piccola ma fornita di tutto, inclusa acqua e frutta, è arredata con pezzi di design e antiquariato, assemblati con gusto. La colazione, con degustazione di granite e brioche. è stata una delle migliori del viaggio in Sicilia!

Folk Lavastone and Pots è in via S. Michele, 17/19 nel centro di Catania dove puoi trovare la collezione dal design contemporaneo (qui il sito) realizzata con pietra lavica naturale dell’Etna e ceramica, handmade in Sicily with love dalla mitica Madga Masano. 

La cucina dei colori è in via San Michele, 9 a Catania in una via caratterizzata dal street-art, tavolini all’aperto, cibo vegetariano tradizionale siciliano, un servizio lento e un rapporto qualità-prezzo buono (52euro in tre con piatti misti, birre artigianali e dessert). La cosa che ci è piaciuta di più: i geli di frutta eccellenti !!!

Siracusa

Il Palazzo del Sale è in via Santa Teresa, 25 ad Ortigia Siracusa ed è un B&B di charme con camere arredate in modo unico ed originale, ampie e silenziose. Costo 126euro per la camera tripla più tassa di soggiorno, inclusa colazione ed escluso parcheggio.

Il Parco Archeologico di Siracusa è in via del Teatro Greco ed è aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.45. Il biglietto costa 10€ per gli adulti e 5€

Il Gran Caffè del Duomo è in piazza del Duomo ad Ortigia, con tavolini all’aperto che affacciano esattamente di fronte al Duomo di Siracusa

Il ristorante Carnezzeria è in via Emmanuele de Benedictis, 29 ad Ortigia, zona del mercato. Abbiamo preso un primo abbondante e gustoso, una bottiglia di vino bio e due dessert spendendo 62€ in tre.

Cantine Pupillo è in Contrada Targia poco distante da Siracusa tornando verso Catania. La visita guidata al podere inizia alle 11.30 (su prenotazione) e prosegue con una degustazione di tre vini abbinati a semplici pietanze locali (al costo, non indifferente, di 35€ ad adulto e 10€ a bambino sotto i 10 anni).

Il Teatro dei Pupi Siciliani è in via della Giudecca 22 a Siracusa (Ortigia) e il costo del biglietto è 10€ ad adulto e 5€ a bambino.

Le Vin de l’Assassin è in via Roma, 115 ad Ortigia. La cucina dovrebbe essere siculo-francese con influenze giapponesi ma è solo un gran casino. Il servizio è lento ed approssimato (anche se le ragazze sono molto carine e gentili). Il conto – 92euro in 3 – per la qualità e quantità di quel che abbiamo mangiato esagerato.

Lido Sayonara è in viale dei Lidi, 523 a Fontane Bianche vicino Siracusa. Parcheggio custodito 3€ e ombrellone con 2 lettini 15€. Ci sono il ristorante e il bar.